Il testo offre una riflessione profonda e multidisciplinare, con rigore scientifico ma anche curiosità filosofica, sulla natura della vita e su origine e significato dell’universo.
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Che cos’è davvero la vita?
A prima vista la risposta sembra ovvia: gli esseri viventi nascono, crescono, si nutrono, si riproducono e muoiono, e intanto evolvono. Ma appena proviamo a trasformare questa linearità in una definizione precisa, le certezze vacillano. I virus sono vivi oppure no? Un algoritmo che evolve può essere considerato una forma di vita? E come possiamo riconoscere la vita su altri pianeti se non sappiamo definirla con precisione neppure sulla Terra?
Questo libro esplora una delle domande più affascinanti della conoscenza umana attraversando biologia, fisica, chimica, neuroscienze e filosofia. Dagli esperimenti di laboratorio sull’RNA autoreplicante agli ingredienti organici trovati sugli asteroidi del Sistema Solare, dall’«hard problem» della coscienza fino all’«inevitabilità» dei legami del carbonio e alla gravità quantistica.
Ma capire la vita significa anche affrontare interrogativi più profondi. Che cos’è l’esistenza? Cosa sono la matematica o l’energia? Che ruolo hanno lo spazio, il tempo e l’entropia — la “vera trinità” — nel destino dell’universo? Le leggi di natura bastano a spiegare la biosfera senza ricorrere a un creatore divino? E perché, in un cosmo dominato dal disordine, compaiono improvvisamente strutture organizzate come le cellule, gli organismi e le menti pensanti?
Lungo questo percorso il libro affronta anche i grandi temi filosofici e metafisici che accompagnano da sempre la domanda sulla vita: il rapporto tra scienza e religione, il problema del libero arbitrio, il significato dell’etica in un cosmo governato dalle leggi della fisica.
Il risultato è una riflessione ampia e appassionante che conduce a una visione sorprendente: la vita potrebbe non essere un’eccezione miracolosa dell’universo, ma una delle sue manifestazioni più logiche. Un sistema complesso capace di trasformare le probabilità in decisioni. Una forma temporanea di ordine che emerge dalla materia e che, per un istante infinitesimale della storia cosmica, diventa capace di osservarsi e chiedersi: «Perché esisto?»
Devo rivelarvi un secondo segreto. Scabroso, stavolta. Daniel Brumard non esiste. Dietro questo nome c’è in realtà un signore italiano che si chiama Luigi Manglaviti.
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In quest’opera (per la cronaca, si tratta del mio 27° titolo pubblicato) ho scelto uno pseudonimo straniero per una ragione molto semplice, e anche un po’ deprimente. Un saggio come questo, firmato da un perfetto sconosciuto italiano, avrebbe facilmente suscitato nel potenziale lettore compatriota una reazione istintiva di diffidenza (nemo propheta…). E la diffidenza, in casi del genere, arriva ancora prima dell’argomento. Il signor Manglaviti: chi sarebbe costui? Un fisico? No. Un biologo? No. Un filosofo? Nemmeno. Umberto Eco non è. Italo Calvino nemmeno. E allora perché mai dovrebbe far allungare il braccio sullo scaffale di una libreria per venir letto?
Ho pensato che un lignaggio come “Daniel Brumard” potesse almeno sospendere per un momento quel riflesso. Giusto il tempo necessario perché a parlare fosse il libro, non il curriculum dell’autore. È un piccolo travestimento, sì. Però non per vantare un’autorità che non possiedo: semmai per togliere di mezzo, almeno all’inizio, il pregiudizio contrario.
L’idea, insomma, è di disinnescare in anticipo il preconcetto verso un autore italiano ignoto ai più e non accademico che affronta temi da far tremare i polsi.
Del resto, sarebbe singolare scrivere un intero libro sull’apparenza delle cose, sulle definizioni, sulle illusioni della sostanza, e poi far scandalizzare per una firma. Una stirpe è già sempre, in qualche misura, una maschera. Questa di “Brumard”, semplicemente, è stata scelta con un po’ più di intenzione.
[…]
A questo punto potete giudicare serenamente se sotto il nome inventato ci sia un impostore, un curioso ostinato, o solo uno come voi che ha deciso di non tirarsi indietro davanti a domande più grandi di lui e si è tuffato nei libri che menti autorevolissime* ci hanno tramandato. Che poi, ne converrete, è il modo in cui cominciano le migliori risposte.
(*Fra gli altri: Richard P. Feynman, Carlo Rovelli, Erwin Schrödinger, Addy Pross, Fritjof Capra, Stephen Jay Gould, Nick Lane, Peter M. Hoffmann, Daniel C. Dennett, Paul Davies, Karl Popper, Edward O. Wilson, Stuart A. Kauffman, Jacques Lucien Monod, Bertrand Russell, Jostein Gaarder, Richard Dawkins, Richard A. Muller, Stephen W. Hawking — ndr)
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