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Fare gli “editori di se stessi”? Si può.

È già successo con la Musica (gli mp3 e il web hanno liberato gli artisti da ogni intermediario). Sto dimostrando che si può fare anche con la Letteratura
 

Questa sezione del sito nasce per rispondere ai (tanti) navigatori che giornalmente chiedono lumi sulla mia esperienza di scrittore-che-si-pubblica-da-sé.
L'email che segue (primavera 2008) è antonomastica del genere di domande che mi vengono rivolte e che segnalano l'enorme potenziale letterario inespresso esistente in Italia:


iao, il mio nome è Maria Libera e mi sono imbattuta nel tuo sito cercando l'indirizzo di qualche casa editrice a cui mandare un mio "dattiloscritto", già inutilmente inviato ad una decina di editori.
Ho letto la tua "non-storia" nel rapporto con "questi sconosciuti", e se da una parte la presa di consapevolezza di come vanno le cose in questo mondo mi ha buttata giù (ho peraltro letto la classifica dei libri e rispettivi autori più venduti: brrr!), dall'altra mi ha dato l'occasione per riconsiderare il percorso che ho intrapreso mirando alla pubblicazione e per riflettere sull'opportunità di una strada alternativa. A tal proposito, vorrei chiederti, per chiarirmi un po' le idee: a quanto ammonterebbe (approssimativamente) la spesa, se volessi dare una veste editoriale e vendere in internet la mia unica "opera" di 185 pagine circa? Certo, sarebbe una sola, ma soltanto per ora, poiché c'è anche una raccolta di racconti, che ho lasciato in sospeso due anni fa quando l'anima che li attraversava è venuta meno dentro di me — ma non è detto che non ritorni —; inoltre mi appassiona molto la ricerca storico/antropologica, che sto applicando alla tradizione delle streghe di Benevento, al retroterra culturale, ad alcuni elementi simbolici, la cui manipolazione in ambito cattolico ha avuto come esito la caccia; infine, per il fascino che tale tema esercita su di me, ho iniziato quello che spero sarà un romanzo d'impostazione velatamente esoterica.
Ho letto anche la presentazione che fai di te stesso come scrittore, e credo sinceramente che non si potrebbero trovare parole più adatte per esprimere chi lo è; penso che tu abbia davvero del talento (pur senza aver letto i tuoi libri) e il fatto che "chi di dovere" non te lo riconosca lascia ben poche speranze a chi vorrebbe diventare tale (o meglio, essere riconosciuto tale, perché chi lo è, lo è e basta) seguendo la procedura standard.
Ti ringrazio per avermi dato la possibilità di fare queste riflessioni e di aprirmi nuove prospettive; ti sono grata se vorrai rispondere agl'interrogativi di cui sopra, inerenti gli aspetti economici per la vendita in rete; sarei felice di avere nuove occasioni per scambiare idee, avere suggerimenti, consigli...
Ti auguro tutto il successo che meriti.
Maria Libera

 

Cara Maria Libera — care amiche scrittrici, cari amici, Cary Grant, direbbe Massimo Boldi —,
so benissimo cosa provi, e mi sono deciso a realizzare questa pagina web per condividere con altri autori inediti un po' di conoscenza maturata sul campo e fornire qualche dritta, nel mio piccolo, per intraprendere la dura ma soddisfacente strada dell'autopubblicazione. È vero infatti che in assenza di Editore, Libraio e tutta la "catena di Sant'Antonio distributiva", la tua opera sarà disponibile solo in via privata; in compenso conoscerai tutti i tuoi lettori per nome, riceverai numerosi feedback che ti aiuteranno a migliorarti, e con molte persone resterai in contatto nel tempo, stabilendo inattese e stimolanti amicizie. Non diventerai Paperon de' Paperoni con le vendite dei tuoi libri, ma la prospettiva di ricchezza materiale non è certo la molla che ti carica!
In fin dei conti, perché ciò che è successo nella Musica — con gli mp3 e tutto il resto — non dovrebbe accadere in ogni altro campo artistico, Letteratura compresa? Ormai internet ci consente di abbattere tutte le barriere, e le normali catene commerciali (produttore-grossista-distributore-consumatore) possono essere bypassate in favore di un contatto senza intermediari fra chi produce e chi fruisce.
Certo un Libro cartaceo (o un Quadro, o addirittura una Statua) è difficilmente "scaricabile", come avviene per le canzoni (deve prima diventare un e-book, che però ha caratteristiche differenti); un'opera stampata te la porti in bagno o a letto o al mare senza dover accendere il pc. Dunque un Libro stampato resterà ancora a lungo un volume cartaceo con le pagine e l'inchiostro. Ed è un bene. Però si può fare a meno di "tutto il resto": Editori, Agenti, Grossisti, Magazzinieri, Negozi. Che sovraccaricano di costi il prodotto prima che giunga all'utente finale.
(È proprio ciò che succede sul presente sito: io sono un Autore, tu sei un Lettore, fra di noi non esiste "catena distributiva". Per avere le mie opere non devi far altro che chiederle a me direttamente, e io le mando a te direttamente con le Poste... Una rivoluzione? Sì, puoi chiamarla così. E ne sono orgoglioso!)

Per quanto riguarda le tue specifiche ambizioni, cara Maria Libera, Cary Grant, dobbiamo anzitutto distinguere i problemi. «Fare un libro cartaceo e venderlo sul web» significa infatti un sacco di cose.


Vediamole una a una, cominciando dal "prodotto".

 

0) Regole scrittura editoriale. Naturalmente non voglio insegnarti a scrivere, ma è bene per te conoscere alcune regole stilistico-tipografiche dalle quali, editorialmente parlando, non si può transigere. Applica queste norme a ciò che hai già scritto, poi imparale a memoria per ciò che scriverai in futuro:

scarica il PDF con le principali regole di scrittura.

 

1) Impaginazione. Ciò che tu hai scritto — probabilmente su Word™ — va riletto e corretto (e questo è il meno) e poi impaginato (e questo è il più) per la stampa tipografica; il che significa che o hai un amico grafico che te lo fa (gratis), oppure devi portare il tuo file originale al fotolitista (che spesso è all'interno della stessa tipografia) e mettere in conto i primi 200/250 euro. Ricorda che un libro si compone di "sedicesimi": il numero delle pagine dev'essere un multiplo di 16 (se per pagine intendi quelle grossomodo di un libro, il tuo numero "185" va quindi portato al multiplo di 16 appena superiore: 192, ossia dodici sedicesimi. Puoi usare le 7 pagine che mancano per inserire titolo, indice, colophon e tutte le altre sezioni che normalmente compongono un volume). Prima di cominciare a impaginare, devi decidere il formato del libro (tascabile? A5? Altro? Vedi sotto, tabella "i formati più comuni").

Scarica il PDF di esempio con le principali caratteristiche di impaginazione.

 

2) Fare la copertina. Nel frattempo devi anche pensare alla grafica della copertina: anche qui, ci può pensare un amico, oppure devi trovare un grafico a pagamento (minimo 300 euro se non sei troppo esigente). Per risparmiare, è bene che tu abbia già in mente un'idea chiara sul soggetto: il grafico si "limiterà" a eseguire la tua idea. Naturalmente la cosa si complica se ci vuoi anche illustrazioni (foto, disegni, simboli, patterns, fondini...).

 

Oggi puoi bypassare le fatiche dei punti 1 e 2 in modo economico, pratico, rapido.
Ho deciso di dare una mano a chi vuole pubblicarsi da sé e ho fatto intervenire... il Mangla grafico, quel Dottor Jekyll che ho dentro di me e che di giorno lavora nel campo della pubblicità (il Mangla scrittore, Mister Hyde, lavora anch'egli dalle 9 alle 5, ma del mattino!). Il Dottor Jekyll — pardon, il Mangla che fa il grafico — realizzerà copertina e impaginazione del tuo libro per una cifra più che abbordabile: ti presenterai dal tipografo e semplicemente dirai «ecco qua: stampa!». Entra qui.

Se inoltre vuoi sentire il parere di un esperto sulla qualità letteraria del tuo lavoro, puoi sottoporlo ai miei amici Gemma Acri Guido o Daniela Orlando o Stefano Bertone: sono veri editor di casa editrice, professionisti che collaborano con numerosi editori. Entra qui.

 

Bypassare i punti 0, 1 e 2 in un solo colpo - Se infine vuoi passare dal tuo semplice "file di testo" — l'opera così come l'hai scritta — al "file prodotto finito", ossia il tuo libro corretto, editorialmente revisionato, impaginato e copertinato in modo professionale, già pronto sul tuo pc e sempre a tua disposizione per essere stampato e/o per venire pubblicato come e-book (per es. su Amazon oppure su Ebookland, come faccio anch'io), puoi utilizzare uno dei miei amici editor e me insieme.
Per capire tutti i vantaggi del caso, entra qui.

 

3a) Stampa. Corrette e poi approvate le bozze del fotolitista, il libro può andare in stampa. Prima, però, devi aver deciso la carta e la rilegatura (la "brossura semplice" con copertina morbida è la via più economica, la rilegatura "cartonata" con sovraccoperta plastificata è la più costosa): in base a questi elementi, il costo può variare in modo consistente. L'altra variante fondamentale è ovviamente il numero di pagine: a occhio, ogni "sedicesimo" incide fra i 100 e i 200 euro, a seconda della tiratura.

 

I FORMATI PIU' COMUNI

Il formato romanzo a copertina rigida.

"Il" libro, nella sua forma più elegante e prestigiosa. La copertina rigida (rinforzata con cartone) e la rilegatura in brossura (cucita a "filo refe") lo rendono perfetto per romanzi, saggi e per tutte le pubblicazioni che richiedono una veste tipografica curata e rigorosa. Per renderlo ancora più classico è d'uopo aggiungere la sovraccoperta a colori (in questo caso, per risparmiare, la copertina rigida può essere stampata a un solo colore), eventualmente plastificata.

I formati "standard" — nel senso che vanno incontro alle esigenze del tipografo, il quale piega i fogli di carta 70x100cm in "sedicesimi" — sono dal 13x20cm al 15x22cm. Il formato più comune è l'A5 (ossia la metà del "foglio A4" usato nella laser e nel fotocopier: 14,8x21cm).

La carta va assolutamente bianca, di tipo "usomano"; da 80gr fino a 360 pagine, da 75 o 70gr per una foliazione maggiore.

Il formato romanzo a copertina morbida.

È il formato tradizionale dei libri. Ideale per romanzi, saggi, raccolte di racconti; grazie al prezzo contenuto si presta a un’ampia gamma di utilizzi. La copertina è morbida, stampata a colori su un cartoncino da almeno 240gr, con eventuale plastificazione (quella opaca è migliore al tatto); la brossura è fresata. Per una pubblicazione più ricercata, la copertina può avere le "alette" (che si piegano verso l'interno e in genere contengono il "bio" dell'autore e una silloge del libro).

Anche qui i formati "standard" vanno dal 13x20cm al 15x23cm, e il formato più tipico è l'A5.

La carta da usare è bianca oppure avorio chiaro, di tipo "usomano", da 75gr (70gr per una foliazione superiore alle 320 pagg).

Il formato "tascabile" a copertina rigida.

Elegante, raffinato e compatto, il formato tascabile è ideale per pubblicare raccolte di poesie, brevi romanzi e racconti in una veste tipografica essenziale. La copertina è cartonata, stampata a colori — anche una stampa "bicolore" (al posto della quadricromia) può essere soddisfacente, se la grafica è semplice —; può essere patinata, con l'aggiunta della plastificazione (opaca è sempre preferibile a quella lucida), ma può essere anche del tipo "usomano" dall'aspetto grezzo ("martellata", "goffrata", etc). Per la foliazione, è preferibile non superare le 480 pagine (altrimenti in quale... "tasca" entrerebbe?). La sovraccoperta non è indicata.

I formati "standard" vanno da 11,4x17cm a 12,5x18cm.

La carta da usare è bianca oppure avorio chiaro oppure giallo paglierino, di tipo "usomano", da 70 o 75gr.

Il formato "tascabile" a copertina morbida.

Compatto, pratico e incredibilmente economico, è il tipico formato tascabile con una veste tipografica amichevole ed essenziale. Si usa per romanzi, racconti, opuscoli di presentazione e piccole pubblicazioni. La copertina è morbida, stampata a colori su un cartoncino da almeno 200gr, con eventuale plastificazione (quella opaca è migliore al tatto); la brossura è fresata. Per la foliazione, è preferibile non superare le 672 pagine (con gli anni, il volume tenderebbe a "scoppiare"). Le alette non sono indicate.

I formati "standard" vanno da 11,4x17cm a 12,5x18cm.

La carta da usare è bianca oppure avorio chiaro oppure giallo paglierino, di tipo "usomano", da 70 o 75gr.

 

3b) Tiratura. Prima di mettere in moto le macchine del tipografo, devi anche aver deciso quante copie ne farai: considera che "più ne stampi e più abbatti" il costo unitario della singola copia. Nel senso che 500 copie non costeranno il doppio di 250 ma circa il 30-40% in più, e mille copie costeranno appena il 20-25% in più di 500. Per esempio, una copia di 250 costerà 10 euro, una copia di 500 costerà 6 o 7 euro, una copia di mille costerà 5 o 6 euro (ma è appunto solo un esempio: tutto dipende da quali formato e rilegatura avrai scelto, oltre che dal numero di pagine). Questo perché "l'avviamento" — ossia il mettere in moto le macchine — è la parte più costosa per il tipografo, mentre il numero di copie incide solo sulla quantità di carta e sul cosiddetto "allestimento" (ciò che avviene dopo la stampa: piegatura e taglio dei "sedicesimi", fresatura, cucitura, incollaggio, etc). In allestimento, però, lievita anche il costo della rilegatura: le copie con copertina cartonata sono molto più costose di quelle con cover morbida proprio a causa di questa fase della produzione.

 

4) Copyright & obblighi legali. Ricorda: sei l’unico titolare dei diritti d’autore. In ogni copia stampata avrai inserito un colophon dove avrai espresso chiaramente che l’autore è il titolare dei diritti di Copyright, con accanto il simbolo "©" internazionalmente riconosciuto. Ordinare la stampa anche di una sola copia del libro che hai appena scritto rappresenta una conferma della data di creazione dell'opera: è sufficiente conservare copia dell’ordine di acquisto, della fattura del tipografo e una copia del libro stampato, per innescare il tuo diritto d'autore (che dura fino a tutti i 70 anni successivi alla tua dipartita da questo mondo...).
Non hai alcun obbligo nei confronti della SIAE , neppure per quanto riguarda la bollinatura del libro: iscriverti a essa ti può tutelare in caso di controversie sul diritto d'autore e sulla pirateria — la SIAE amministra le opere dei suoi circa 85.000 aderenti facendo sì che per ogni sfruttamento di un'opera sia corrisposto all'autore e all'editore un adeguato compenso —, ma non costituisce un obbligo. Vi aderiscono volontariamente autori, editori e altri titolari di diritti d'autore, per tutelare economicamente le loro creazioni. Però l'opera dell’ingegno — se effettivamente tale — è tutelata dalla legge sul diritto dal momento della "creazione", e non esiste alcun tipo di deposito o registrazione che abbia natura costitutiva dei diritti sull'opera stessa.
Devi invece depositare delle copie di legge del tuo libro stampato. Perché in assenza di editore, è l'autore il "responsabile della pubblicazione", ed è pertanto soggetto tenuto agli adempimenti previsti dalla legge anche per quanto riguarda i depositi legali. Per la disciplina del deposito legale di copie, la normativa di settore è prevista dalla Legge 106 del 15 aprile 2004 e dal D.P.R. 252 del 3 maggio 2006. Questa normativa prevede la creazione di due archivi della produzione editoriale italiana, uno nazionale, in cui convergono due copie di ogni documento di interesse culturale pubblicato in Italia (fisicamente collocato presso le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze) e uno regionale, in cui convergono due copie di ogni documento di interesse culturale pubblicato nella regione. Per esempio, per il deposito legale del libro e nel caso di una tiratura fino a 200 copie, il responsabile della pubblicazione, sia persona fisica che giuridica, deve inviare 1 copia alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Piazza dei Cavalleggeri, 1 - 50122 Firenze) e 1 copia all'archivio regionale della regione competente.
Normalmente, comunque, è lo stesso tuo tipografo a provvedere al deposito: basta concordarlo.

 

A questo punto, dopo 40gg, avrai una stanza o una cantina carica di scatole di cartone dentro le quali, in gruppi di 20, staranno le copie della tua fatica, emanando un meraviglioso odore d'inchiostro fresco. E guardandole soddisfatta e orgogliosa dirai: «e adesso me le diffondo da sola su internet, alla faccia degli editori che neanche mi rispondono!»...

 

5) Fare un sito web. Devi avere un sito, per promuoverti; nessuno meglio di te può scriverne i contenuti, ma poi ci vogliono il web designer che te lo realizza e il provider che te lo gestisce online. Il secondo non è un gran costo (Aruba vende siti anche a soli 20 euro l'anno) ma il primo sì: a seconda della competenza e della bravura, fra i 300 e i 3mila euro solo per la grafica (considera che devi comunque trovare qualcuno che faccia un sito almeno decente e serio, altrimenti nessun navigatore si fiderà mai di ordinarti un'opera).
Un altro sistema, completamente gratuito, è quello di aprire un sito presso una delle piattaforme che regalano domini "tutto incluso", come per esempio WordPress . Basta accontentarsi di una grafica standard, di un indirizzo non personalizzato (del tipo "nomecognome.wordpress.com") e della completa assenza di un sistema anche minimo di ordini online: ma non sono necessarie competenze particolari per gestirlo. Ovviamente il colpo d'occhio per il navigatore che ti visita non è il massimo, però con un minimo di fantasia ed efficacia nelle parole che userai per presentarti potrai convincere chiunque a ordinare il tuo libro.

 

6) Metterci l'ecommerce. Realizzato il tuo sito, ovviamente in una prima fase ci farai mettere un "sistema di raccolta ordini" abbastanza semplice (tipo il mio), senza andare a farti costruire un "CMS in php con mySql o Ajax e transazione criptata certificata Verisign" o diavolerie del genere: bastano una form di raccolta dati e un risponditore collegato alla tua email (sul web si trovano tonnellate di risorse gratuite già pronte). Puoi anche decidere di usare PayPal per i pagamenti, ma in questo caso devi avere un conto corrente e almeno una carta di credito di appoggio: in una prima fase, a ogni modo, è sufficiente usare la forma del contrassegno — chi ordina i tuoi libri, paga al postino — e aprire un conto corrente alle Poste per gestire gli incassi.

La "tua" vendita del "tuo" libro non comporta automaticamente l'apertura della partita IVA. Il tuo sito nasce per consentirti un'attività amatoriale: se tale attività dovesse risultare abituale (e te lo auguro: significherebbe che stai avendo successo!), ancorché non esclusiva, potrebbe rendersi necessario aprire una Partita IVA. Tutti i compensi dell'autore sono in ogni caso soggetti a tassazione secondo le norme vigenti e devono essere dichiarati dall'autore se questi è tenuto a presentare una dichiarazione dei redditi.


Per avere un quadro d’insieme di questa problematica, è necessario analizzare la tematica della “vendita occasionale”. Il cedente in caso di vendita deve rilasciare una ricevuta in duplice copia, indipendentemente dal fatto che l’acquirente sia un privato o un’azienda. La ricevuta deve includere, oltre ai vari elementi del documento, la dicitura “Corrispettivo relativo a cessione di beni compiuta quale attività commerciale occasionale di cui art. 67 D.p.r. 917/86”. Deve essere applicata una marca da bollo di € 1,81 se il valore complessivo della cessione è maggiore o uguale a € 77,47. Sulla copia che resta al cedente è sufficiente riportare la dicitura “Bollo da € 1,81 sull’originale”.
Per quanto concerne gli obblighi dichiarativi e fiscali, il reddito in oggetto dovrà essere dichiarato nel quadro RL del modello Unico PF o nel quadro D del modello 730 (se nel momento della dichiarazione avrà un sostituto d’imposta) e concorrerà alla formazione del reddito complessivo. Sempre nei medesimi quadri sarà possibile detrarre alcune spese specificamente e palesemente riconducibili alla creazione dei beni venduti. La soglia massima di reddito per la quale è stata prevista una “detrazione per redditi assimilati” tale che il reddito dichiarato fino a tale soglia abbia già scontato l’imposizione fiscale applicata, è pari a € 4.800.
(Ipotizzando questo reddito come unico reddito, il cedente non sarà tenuto alla predisposizione del modello Unico o 730, come previsto nelle cause di esonero per limite di reddito delle istruzioni ministeriali dei modelli dichiarativi. Per quanto concerne l’occasionalità delle vendite, non esiste una definitiva identificazione.)
Fiscalmente, la mancanza di “abitualità” nell’attività deve considerarsi connotata dal fatto che è svolta in forma “episodica, saltuaria e senza una programmazione”. Cioè senza una molteplicità di atti coordinati e finalizzati verso un identico scopo “con regolarità, stabilità e sistematicità”. In ambito contributivo/previdenziale l’Inps stabilisce, in maniera precisa, che i primi € 5.000 annui costituiscono una soglia di esenzione. Il fatto che spesso si leghino i due aspetti deriva dal fatto che molte volte, anche nella prassi giurisprudenziale, si è soliti ricollegare la regolarità e sistematicità richiesta in ambito fiscale alla soglia dei € 5.000 stabiliti in ambito contributivo.
Nel caso in cui le operazioni diventassero eccessivamente ripetitive, strutturate, economicamente e finanziariamente rilevanti, è da valutare concretamente la possibilità di svolgere l’attività sotto forma di impresa.
(Fonte: Kataweb “L’esperto risponde” / Studio Dell'Innocenti + Partners - Maggio 2013)

 

Bene. Hai stampato il tuo libro, spendendo fra i 2mila e i 3mila euro, e hai un sito web che lo promuove, spendendo altri 500/700 euro per metterlo in piedi.
E dopo sei mesi ancora nessuno ti ha comprato una copia!

 

Cos'è successo?
È successo che non basta andare online e scrivere «hei, sono brava e sono qui!». Devi portare navigatori. Non è una cosa banale, con i miliardi di siti che ci sono...
Checché ne dicano gli "esperti" (in ogni quartiere di ogni città d'Italia ce ne sono almeno cento, di "esperti di internet"), l'unico sistema sicuro per portare navigatori al tuo sito è comprare spazi su Google. Anche tu sei arrivata al mio sito così: eri su Google a cercare qualcosa (oppure eri su un sito qualunque che in un angolo ospitava un blocchetto di testo apparentemente innocuo con scritto "Annunci Google" e una serie di link brevi) e hai visto il mio "annuncio", poche righe efficaci e un link. Hai fatto clic, incuriosita dal mio breve messaggio.
Si chiama "Google AdWords" . AdWords si serve di parole chiave per distribuire annunci pubblicitari in maniera mirata agli internauti che sono alla ricerca di determinate informazioni: quando uno di loro fa una ricerca usando una parola "opzionata" da un inserzionista, di fianco o sopra ai risultati "naturali" compaiono degli annunci "sponsorizzati". È uno strumento bellissimo e flessibile, il sogno dei pubblicitari (te lo dice un pubblicitario) finalmente realizzato: decidi tu quanto spendere ogni giorno (anche 1 solo euro!) e quanto pagare per le singole "keywords", le parole chiave (per esempio: per ognuno che clicca sull'annuncio che appare sul tema "Gesù" offri 0,04 euro, per ogni clic sull'annuncio che appare sul tema "Gnosticismo" offri 0,02 euro, e così via: hai un elenco di keywords che puoi variare a piacimento, e insieme fanno il "budget"). I tuoi annunci appaiono sia su Google (sono quella colonna a destra che ti ritrovi a ogni ricerca) oppure dentro a semplici siti (in genere riuniti in box di tre o quattro). E appaiono solo "coerentemente" alla parola chiave: l'annuncio generato dalla keyword "Templari" appare solo su siti che trattano di Templari oppure quando su Google qualcuno digita la ricerca "Templari".
Ti assicuro che funziona.
E ti garantisco che venderai i tuoi libri (ovviamente dopo un periodo di rodaggio, per capire il meccanismo), quasi sicuramente senza rimetterci.

Naturalmente ora non sto qui a parlarti degli altri singoli problemi (il più grande dei quali è quello della spedizione con le Poste, che ti fanno veramente impazzire), tipo la logistica (imballare un libro è un'arte), o i tempi di consegna, o le domande più strane di chi ordina, oppure le truffe (gente che ti ordina una copia e poi si pente e l'abbandona in giacenza all'ufficio postale): per arrivare a questi dettagli, come hai visto devi prima superare scogli ben più grossi.

Spero di non averti depressa: so di essere... abbastanza "fortunato" nella mia "sfortuna" di inascoltato dagli editori (io, grazie alla mia professione, sono anche impaginatore, grafico, esperto di stampa, web designer e pubblicitario: quanti scrittori possono dire altrettanto?), per cui forse la mia esperienza di Scrittore-Che-Si-Pubblica-Da-Sé non è facilmente ripetibile... Ma se sei veramente convinta di quello che sei, allora non ti arrendere e vai avanti. A buona volontà, non manca facoltà. Chi vuol accendere il fuoco, trova facilmente un fiammifero. Dove la voglia è pronta, le gambe son leggere. Dove le forze non giungono, supplisce la volontà. La volontà è l'anima dell'opera. Non manchi la volontà, che luogo e tempo non mancherà... Insomma, volere è potere, ricordalo sempre.

 

Ti abbraccio.

Mangla


(PS - l'abbraccio si estende a Cary Grant e a tutti gli autori inediti disposti a lottare per realizzare i propri sogni...)


«Dove c'è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà». (Niccolò Machiavelli)