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Era una geniale canaglia

Romanzo
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Opera ambiziosa ma estremamente fruibile: appassionante ibrido fra romanzo e saggio, con originali invenzioni di prosa e un insolito stile narrativo, è un libro immerso nella contemporaneità, ferocemente critico riguardo al nostro oggi — social, populismi, spiritualità d’accatto, incomunicabilità di coppia.

Uscita: mar. 2019
Pagine (versione
cartacea): 228

Formato cartaceo: 14x21,6cm,
brossura, stampa digitale on-demand
Ebook: versioni Kindle™ e ePub
ISBN 9788865010105 (carta), 9788865018170 (eBook)

Crocevia fra thriller giudiziario, detective story, giallo psicologico e trattato di sociologia, “Era una geniale canaglia” prende la forma della storia orale di un famoso architetto e altrettanto noto jazzista, nella quale un assortimento di amici, nemici, membri della comunità in cui vive, ammiratori, detrattori, familiari, poliziotti, magistrati o persone semplicemente incontrate dicono la loro su quest’uomo e sul delitto di cui si è reso protagonista, attraverso i loro ricordi e appunti; dopo la sua sparizione, qualcuno si incarica di raccogliere le testimonianze necessarie a ricostruire, come in un puzzle, l’intera vicenda.

Il romanzo si legge con progressivo coinvolgimento per le originali invenzioni della prosa e per l’insolito stile narrativo: tutta la storia si dipana infatti sotto forma di dichiarazioni dei vari personaggi — indifferentemente in prima persona come in seconda o in terza —, un racconto corale in cui ognuna delle voci narranti offre la propria versione dei fatti come in un’intervista, quasi che l’intera opera fosse una sorta di dossier giornalistico (o poliziesco), tracciando profili in cui si ricreano e si confondono verità e menzogna, in un gioco di specchi. Le persone diventano così il mezzo, tutto umano, per interpretare dati oggettivi con una discrezionalità del tutto arbitraria.

Il libro pone di fronte a una vicenda già conclusa, in cui il lettore deve orientarsi di fronte a punti di vista contraddittori e talvolta opposti, la cui trama è costantemente messa in discussione. Contribuisce al pathos la struttura inusitata, con una prima parte serrata di attestazioni, una seconda (vero e proprio “romanzo nel romanzo”) costruita attorno a un lungo, enigmatico pedinamento per le vie di Roma, nato quasi per caso e che si conclude con uno shock, e una terza che scioglie gli interrogativi irrisolti precipitando però nella sorpresa morale finale: l’inefficacia e la sostanziale sterilità della Verità. È un romanzo potente, dove l’intelligenza è al servizio del male, e sovente non è chiaro se siete voi che lo state leggendo o se è il contrario: il risultato è che vi fa attaccare la spina alla prima pagina e ve la fa staccare all’ultima, anche grazie a una scrittura che sperimenta, con grande padronanza, acrobazie e virtuosismi sintattici e redazionali.

Ancora una volta attingo al Cinema: dopo un omaggio (nemmeno tanto velato) al genio di Orson Welles ne “La Memoria e il Dubbio”, e la ritrasposizione su carta di un film di fine Novecento in “Mille mesi”, anche nell’idea alla base questo libro è avvenuta un’osmosi dalla celluloide alla carta, dai fotogrammi alle parole. Con una sfida: eradicare il plot di un “legal thriller” del 2007 interamente pensato per l’ordinamento giudiziario statunitense e impiantarlo nel nostro ordinamento. È stato necessario stravolgerlo, ovviamente: la sceneggiatura ha preso direzioni imprevedibili.

Stavolta si tratta di un’opera totalmente immersa nella contemporaneità: è un giallo, ma contiene anche feroci critiche al nostro oggi — i social network, le illusioni populiste, la spiritualità da due soldi, l’incomunicabilità di coppia: la finzione ci permea sia come società che a livello individuale —. E, anche qui contrariamente agli ultimi due gialli, l’azione è quasi assente o comunque non preponderante, la tensione (in ogni caso elevata) si sprigiona dai rapporti interpersonali, dagli intrecci, dalla memoria, dal ragionamento, dalla logica deduttiva, dalle testimonianze e dai racconti: a volte caustici, a volte ironici, spesso tesissimi, mai banali, quasi sempre ad alto tenore emotivo. Si potrebbe anzi dire che con questo libro si è in presenza di un manuale antropologico travestito da legal thriller: fare saggistica, mascherandola da narrativa. (E di nuovo ho un illustre precedente: “L’Uomo Nuovo”, il mio secondo libro più venduto, utilizzava la stessa tecnica.)

 

Un’opera che, non potendo essere distribuita nelle librerie italiane, grazie al web riesce comunque a trovare posto nella libreria più importante. La tua.

 

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