LibrarsiDaSoli © Copyright © 2008 Mangla/Luigi Manglaviti - P.IVA 02659760801

Le principali sinossi

Contenuti delle opere non dotate di sito web e/o profilo social autonomo

Aeternitas: Act I - Marco Valerio La Grasta
Siegfried, giovane rampollo di una importante casata nobiliare, intraprende un viaggio per ricongiungersi a una persona importante. Questa ricerca lo porterà via via sempre più lontano da casa fino a farlo arrivare a Zhou Hang, metropoli orientale, che lo cambierà profondamente. Condividerà il viaggio con Sadanobu, medium enigmatico e pericoloso, dalle cui capacità occulte, però, dipende la riuscita della sua ricerca.
Agli occhi del giovane Siegfried si dispiegherà un mondo sconosciuto e magico, fatto di poche luci e di molte ombre, che prosperano in un mondo di aeronavi e schermi pubblicitari.

Aeternitas


L’impossibilità di rimanere seri
Il quarto, esageratissimo libro di Soppressatira!
Quarta opera per uno dei collettivi satirici più hot del momento: migliaia di battute brucianti e centinaia di vignette urticanti, in un libro senza eguali per la prima volta disponibile in unico download di tutti i formati ebook (epub, mobi, pdf) che vi farà sganasciare dalla prima all’ultima pagina.

Rocco Siffredi: «Sono cresciuto in un ambiente cattolico». Tutto il giorno Oddio sì! Ommioddio sì!
Morta Tina Anselmi, grande donna di Stato che combatté la P2. Due cose che oggi per comodità sono una cosa sola.
Ventura in nazionale è la cosa migliore che potesse capitare. Al Torino.
Diminuiscono i contratti a tempo indeterminato e aumentano i licenziamenti. È la famosa ripresa, per il culo.
Obama: «Matteo Renzi rappresenta una nuova generazione di leader». Quelli che vincono senza neanche candidarsi.
Arriva l’APE: potremo andare in pensione a 63 anni. Poco prima di trovare un lavoro.
Espulso l’imam che non giurò sulla Costituzione. «La cambiate così spesso che non riuscivo a impararla».
Amatrice, Renzi si fa beccare con il cellulare durante la messa funebre. In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Samsung.
Su Facebook i sei mesi di Zuckerberg con la figlia. Tenerissima la foto in cui le cambia la password.
Cuffaro: «In questi anni ho vissuto con mafiosi, ladri e truffatori». Poi ha lasciato l’UDC.
Istat: chi vive con il nonno è meno povero. Io infatti l’ho surgelato.
Benigni: «Da bambino volevo fare il Papa». Da adulto ha scelto di vivere come un Bertone qualunque.
Renzi: «Voglio fare qualcosa per il mezzogiorno». Boschi: «Ok, allora io penso alla cena».
Bruxelles shock, donna accoltella tre persone in un centro commerciale. «Vi dico che a giugno portavo la 42!»

L’impossibilità di rimanere seri

Capre, cavoli, quisquilie e pinzellacchere - Collettivo Soppressatira
5° volume per uno dei collettivi satirici più hot del momento: centinaia di battute brucianti, vignette urticanti, mini-racconti in un libro senza eguali, per la prima volta disponibile in tutti i formati cartacei e digitali: vi farà sganasciare dalla prima all’ultima pagina.
Nuovo avviso di garanzia per Berlusconi. È quello alla carriera.
L’attentatore di Istanbul in fuga sarebbe cinese. O almeno così ha detto Alfano in inglese.
Roma, sorella di Taverna contro Raggi: «Ora comportati da 5 Stelle». Raggi: «Vaffanculo!»
Automobile, in Italia il 2016 è stato “l’anno d’oro”. Molti l’hanno perfino usata come casa.
Alitalia, Calenda: «Non paghino i lavoratori». E qui realizzi quanto l’italiano sia lingua di difficile interpretazione.
Papa Francesco: «Dio è vicino all’Abruzzo». Me lo sentivo, che era nascosto in Molise.
Aeroporto Berlino: 6 anni di ritardi, costi gonfiati di 5 miliardi e 66.500 errori. Manco l’avesse progettato un italiano.
Italia terza nella classifica dei Paesi più corrotti. Assurdo: mai un primato.
Crolla cavalcavia cantierato sulla A14. Art. 1: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, fatto male.

Il libro contiene centinaia di battute fulminanti come queste, scritte da decine di autori. Per rivivere i fatti di cronaca ridendo e riflettendo.

Capre, cavoli, quisquilie e pinzellacchere

Nell’Italia dei social network è accaduto un fenomeno curioso che non ha paragoni da nessun’altra parte nel mondo.
Guardiamo le bacheche: decine di migliaia di persone, letteralmente, si sono trasformate in autori satirici. Ridiamo di tutto e di tutti. Forse è perché non c’è rimasto altro da fare, in un clima di declino da “fine impero”, preludio alla barbarie, che collettivamente ci ricorda molto da vicino tanti crolli passati (un solo esempio: il glorioso Impero Romano). O forse è perché sta accadendo dell’altro?
L’ultima volta che collettivamente abbiamo fatto una cosa del genere è stato all’inizio di un’autentica rinascita.
Lo facemmo con la decima arte, il Cinema. La letteratura cinematografica dell’immediato dopoguerra si trasformò lentamente ma inesorabilmente in un’unica sferzante satira che aveva come bersaglio fisso l’«italiano medio», quel borghese piccolo piccolo privo di spina dorsale un po’ mammone, un po’ cinico, un po’ imbroglione nonché arrogante, servile, fanfarone, perfido, querulo, spaccone, bugiardo, egoista — e soprattutto senza scrupoli — che ha finito per costituire lo stereotipo umano dell’«italianità» moderna (purtroppo incarnato perfino da un capo di governo).
Quale Paese al mondo è stato altrettanto denudato e psicanalizzato?, ha subìto processi così capillari e martellanti? Nessuno. Tra la fine degli anni Quaranta e la fine degli anni Settanta ci siamo dati una montagna di schiaffi in faccia, dal Fellini dei “Vitelloni” al Monicelli di “Amici miei”, passando per le interpretazioni di Totò (che omaggiamo nel titolo del libro), Gassman, Sordi, Tognazzi, avendo come base di partenza le storie disperate del Neorealismo. Un’Italia che abbiamo irriso e che invece adesso rimpiangiamo.

Ridere è piacere, sfogo, atto conviviale. Tutti vi riconoscono un agire liberatorio, salutare, perfino rassicurante. È un moto che nasce dall’intelligenza, è la capacità di guardare le cose non solo per come sono in realtà ma di immaginare rovesciamenti di situazioni, e dunque fare ipotesi alternative di realtà. Perciò la “meccanica matematica della comicità” rende evidenti le paure e i desideri, interferendo con la storia prefigurata allo scopo di liberare le emozioni, quelle stesse che entreranno in collisione con la nostra mente razionale, dando luogo a sentimenti, moti espressivi, stati d’animo, in ultima analisi rivoluzioni.
A questo, dunque, serve rileggere gli avvenimenti attraverso le battute, come si fa nell’opera. Con funzioni accessorie e suppletive quali per esempio quelle che dovrebbero appartenere ad altri: i media. I mezzi d’informazione di massa, formalmente una controparte dei poteri forti a tutela dei cittadini, non sono purtroppo altro che un’espressione mascherata — e a guardar bene ridicola — delle istituzioni che dovrebbero controllare e all’occorrenza biasimare. Le “armi” immediate come quelle della satira, del calembour, del black humour hanno quindi ancora oggi (specialmente oggi!) una loro funzione essenziale: servono a spiazzare, a irritare, a far riflettere. A cambiare un pochettino la mente. Quella mente popolare assopita dalle tv berlusconiane e dalla narrazione vincista del Renzismo che ci hanno tolto il ruolo di cittadini e relegati a meri consumatori.
In Soppressatira, di umorismo e satira non dobbiamo viverci (per fortuna): siamo panettieri e pubblicitari, rappresentanti di commercio, avvocati e pensionati, studenti universitari all’ottavo anno fuori-corso e stagisti ultraquarantenni, e infermieri, e baristi, e medici, e giornalisti, fra di noi ci son tutte le “categorie” di una società civile — compresi (purtroppo) tanti disoccupati —. Non dipendiamo da nessuno. Quindi siamo senza briglie. Ogni tanto tutte le nostre parole irridenti, frutto dell’«esercizio sacrosanto del sentimento del contrario», finiscono in libri come questi.

La ripresa (e il riculo)



La ripresa (e il riculo) - Collettivo Soppressatira

Sesto sforzo editoriale con oltre 1400 sferzate lampo e più di 160 vignette, in un meraviglioso volume cartaceo interamente a colori che metterà sottosopra il colon e manderà in tilt gli ormoni.

Salvini toglie NORD da LEGA NORD. Mi ricorda quella volta che Renzi tolse la L da PDL.

Manovra, spariranno gli spiccioli in Rame. Tecnicamente, una presa per il Cu.

Briatore vende tutto e lascia l’Italia. «Me n’evado da un’altra parte».

La Nato entra finalmente nella coalizione anti ISIS. «Scusate il ritardo, c’era un cazzo di traffico di armi…»

Boss calabrese latitante da 25 anni catturato a casa sua. Come quando cerchi per ore gli occhiali e li hai sulla fronte.

Chiude L’Unità, giornale fondato da Gramsci. Il fatto è che metà lettori non sanno chi è Gramsci, l’altra cos’è un giornale.

Dalla Stazione Spaziale Internazionale le prime parole di Nespoli tornato in orbita a 60 anni: «Fornero del cazzo».

Minniti: «Chiudere i grandi centri per migranti». Be’, chiudere Londra perché ci sono 250.000 italiani mi pare esagerato.

La primavera dell’Inter è campione d’Italia. Son quelli autunno-inverno a fare schifo.

Lavoro, da lunedi al posto dei voucher debuttano i ‘PrestO’. «Ma quando mi paghi?», «Eh, presto».

Fra caldo e siccità è un’estate infernale. Non vedo l’ora che inizi a piovere, così finirà l’emergenza incendi e comincerà quella delle frane.

Brunetta: «Ridiamo la leadership del Paese a Berlusconi». Ridiamo, sì. Che è meglio.

Trump alza i toni contro Kim Jong-un, che a sua volta li alza di più. Speriamo non arrivino ai megatoni.

Arrestato Battisti mentre tentava la fuga in Bolivia. «Sì, viaggiavo».

«Pagare le tasse è un atto dovuto» ha dichiarato il Papa. Convinto che l’IMU sia il nuovo fuoristrada della Subaru.

Si sottopone a 50 interventi con due primarie per assomigliare a Berlusconi. 42enne di Rignano in fin di vita.

Progetto di iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale-ambientale per il rilancio turistico dell’Area Grecanica - Teresa Pietropaolo
La ricchezza e l’unicità delle risorse che caratterizzano il territorio dei Greci di Calabria impone l’adozione di opportune strategie di intervento volte alla loro tutela e valorizzazione, fondamentali anche nell’ottica dello sviluppo turistico — e quindi del rilancio economico — dell’area grecanica e di tutto il comprensorio esteso a nord fino a Reggio e a sud fino a Locri, le due grandi repubbliche magnogreche dell’VIII secolo a.C..
Infatti, esso racchiude un grandioso capitale identitario, espresso a livello linguistico e culturale, persistente in continuità, e continuamente arricchito, fin dalla prima colonizzazione greca datata VIII secolo a.C.. Tale “gioiello” è peraltro incastonato in un contesto paesaggistico-ambientale davvero unico al mondo. Partendo dalla descrizione delle risorse presenti nell’area, il libro offre interessanti ipotesi progettuali per il rilancio turistico del territorio che lo custodisce, proponendo differenti percorsi, tutti confezionati nell’ottica del turismo culturale-ambientale, volti a determinare un’offerta di elevata qualità.

Progetto di iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale-ambientale per il rilancio turistico dell’Area Grecanica

Lingua e identità ellenofona a Reggio Calabria: analisi di una conversazione in famiglia - Teresa Pietropaolo
Il libro racchiude una preziosa testimonianza dell’idioma minoritario più antico tra i dodici insistenti sul territorio nazionale, il Greco di Calabria. Tale lingua è in questa sede trascritta da una registrazione elicitata secondo la metodologia di ricerca socio-linguistica dell’osservazione partecipante.
Il testo custodisce veri e propri tesori linguistici, utili anche a conoscere aspetti peculiari della cultura millenaria di cui l’idioma è segno distintivo. L’analisi mette in luce la persistenza delle più antiche forme della lingua matrice, il Greco dei coloni che da Lokroi Epizephyrioi approdarono nell’VIII secolo a.C. presso le coste dell’estremo lembo meridionale della costa jonica calabrese in provincia di Reggio Calabria. Tali forme, presenti ai vari livelli linguistici, sopravvivono qui nel parlato spontaneo di una famiglia grecofona del XXI secolo, scelta a campione dell’indagine sull’enclave ellenofona calabrese.

Lingua e identità ellenofona a Reggio Calabria: analisi di una conversazione in famiglia

La Grecìa calabrese - Teresa Pietropaolo
Le antichissime origini dell’enclave grecofona di Calabria si legano al grande movimento migratorio partito dalla Grecia nell’VIII secolo a.C. Nel territorio corrispondente all’attuale Calabria i coloni greci approdarono presso Capo Zefìrio (attuale Capo Bruzzano, ubicato lungo la costa jonica della provincia di Reggio Calabria) e da lì si mossero a fondare le nuove pòleis italiote. La splendida civiltà che in esse fiorì venne in seguito denominata Magna Graecia, “Grande Grecia”, matrice nel bacino del Mediterraneo dei percorsi conoscitivi, culturali e umani dei secoli a venire.
Diacronicamente segnata da eventi distruttivi, di varia natura, la storia della Grecìa calabrese è investita da una progressiva restrizione che la racchiude oggi entro i confini dell’isola ellenofona, nel cuore del versante jonico meridionale del territorio aspromontano in provincia di Reggio Calabria.
Sebbene ridimensionato, il capitale identitario dei Greci di Calabria persiste con tenacia, come una grande quercia, immortale, nonostante le aggressioni volte a estirparne le radici. La lingua e la cultura dei Greci di Calabria si costituiscono a tutt’oggi quali elementi fortemente caratterizzanti il suddetto territorio; esse sono indubbiamente in prima linea tra le risorse d’eccellenza che esso offre, e come tali vanno conosciute, tutelate, valorizzate. Questo libro vuole offrire un modesto contributo alla conoscenza di una grande civiltà.

La Grecìa calabrese

1943 ultimo rimpatrio - Rosa Caterina Cuzzocrea
Dall’Africa alla Calabria. Viaggio a ritroso nella memoria
Mico nasce nel 1902 a Reggio Calabria. È figlio di Pasquale, che gestisce in proprio un salone da barba e una bottega del vino. Ha due fratelli e cinque sorelle; frequenta la scuola fino alla seconda media, ma non volendo proseguire oltre decide di fare il militare nella Finanza e viene mandato a nel profondo Nord. Al ritorno al Sud trova impiego nell’azienda locale degli autobus e su uno di questi, nel 1929, incontra Tota, di dieci anni più piccola, e se ne innamora subito. Lei abita a Villa S. Giovanni dove vive con la madre Rosa, col patrigno e tre sorelle.
Rosa è una donna dalla tempra fortissima, forgiata dalle disavventure della vita. Scampa al catastrofico terremoto di Messina e Reggio del 1908, miracolosamente coperta dalle pesanti ante di una finestra, ma perde entrambi i genitori nello storico evento. Accudita momentaneamente da uno zio, Rosa va presto in sposa a Domenico. Ha otto figli, ma ahimé i primi cinque, tutti maschi, per un avverso disegno del destino, muoiono uno dietro l’altro falciati dalla varie forme di “spagnola” (l’influenza del tempo). Rimasta con tre figlie femmine, Rosa deve affrontare l’ennesimo schiaffo della sorte: Domenico muore al fronte della Grande Guerra, nel 1918.
Vedova e ancora giovane, accetta la proposta di matrimonio di un siciliano, Antonino, valente sarto, che apre un atelier a Villa San Giovanni, nel quale Rosa collabora come “modista” di cappelli.

1943 ultimo rimpatrio

La tranquillità non dura: Antonino, socialista convinto, non volendosi assoggettare al regime fascista, dopo numerose persecuzioni politiche e personali si imbarca “per l’America”. Parte nell’agosto del 1923 lasciando Rosa incinta dell’ultima figlia, che nasce il giorno di capodanno del 1924.

Tota e Mico, dopo un breve fidanzamento, coronano il loro sogno il 6 marzo del 1930 (lui è ventottenne, lei diciottenne). Con il suocero Antonino negli USA, Mico, di indole generosa, non vuole lasciare sole suocera e nuore nubili: eccolo quindi andare ad abitare con la moglie Tota e la nuova famiglia allargata. I rapporti di Mico coi propri familiari originari sono pessimi, soprattutto per le reazioni spropositate di due sue sorelle, zitelle e gelose della sua nuova situazione affettiva.

Nel 1932, finalmente, l’emigrato d’America fa “l’atto di richiamo” a Rosa. La quale purtroppo, accompagnata per ben due volte a Napoli per l’imbarco sul transatlantico destinato a portarla insieme a migliaia di altri emigranti italiani a Staten Island, viene sempre rimandata indietro a causa delle rigorose disposizioni dell’epoca, prima per un’infezione a un occhio e poi per la relativa cicatrice.

Nel 1934 nasce la prima figlia di Mico e Tota, Carmela detta Linuccia. Due anni dopo, Mico e alcuni suoi cognati, tutti invogliati dalla propaganda fascista, s’imbarcano su un altro transatlantico, stavolta alla volta dell’Africa: c’è da amministrare l’Impero mussoliniano delle “colonie”.

Giunto in Eritrea, Mico trova subito lavoro al “Circostel”, nelle costruzioni telegrafiche e telefoniche. Durante quell’anno inonda Tota di sue fotografie dall’Asmara al fine di prepararla alla nuova realtà che l’attende. E infatti nel settembre del 1937, sullo stesso transatlantico (“Colombo”), Rosa, la piccola Linuccia, Tota e le altre sorelle partono alla volta dell’Eritrea. La partenza di Rosa con le figlie scatena l’ira del marito Antonino che, dall’America, svanita la possibilità di riunire il nucleo familiare, rompe ogni tipo di rapporto (anche epistolare) e non darà più notizie di sé.

(Comincia così la romanzesca epopea della famiglia di un’altra Rosa, l’autrice di questo struggente e appassionante libro: la quale, a questo punto della storia, non è nemmeno ancora nata…)

TELECOMeME - Rosa Caterina Cuzzocrea
Questo saggio, ricco di documentazione fotografica, rievoca la nascita delle Telecomunicazioni in Italia e narra, attraverso un viaggio a ritroso nella memoria, in maniera semplice ma completa, l’evoluzione dei mezzi trasmissivi e dei Servizi Telefonici nella seconda metà del Novecento.
Le condizioni lavorative di quegli anni, per me assunta nel 1957 al livello più basso (il terzo), erano appesantite da enormi “ingranaggi” che permeavano il lavoro: gabbie salariali, organizzazione assente, il fatto di essere donna e successivamente madre e sposa (e quindi sempre in ansia per non essere in conflitto nei vari ruoli), assenza di asili nido, orari di 48 ore settimanali, e infine il doversi continuamente confrontare con certi atteggiamenti maschilisti e selettivi. Malgrado tutto questo, all’uscita dal mondo del lavoro (1993), con il nono livello quale responsabile dei settori amministrativo e commerciale — traguardo difficile da raggiungere all’epoca per una donna —, mi sono sentita fiera per aver dato il mio piccolo contributo con il massimo dell’abnegazione, e per aver potuto realizzare attraverso il lavoro un percorso di vita oltremodo interessante.

L’auspicio sotteso è che la lettura del libro richiami piacevolmente i ricordi degli anni e degli eventi descritti per tutti gli “anziani” che hanno lavorato nei vari settori telefonici. Ma l’esperienza “di chi era lì” può tornare utile anche alle nuove generazioni: la cultura, in fondo, è ciò che resta nella memoria quando si è dimenticato tutto.

TELECOMeME

LibrarsiDaSoli © Copyright 2008 Mangla/Luigi Manglaviti - P.IVA 02659760801