L’enigma Ha-Notzri

Ben Panthera, Ben Stada, Celso, Toledoth
e gli equivoci rabbinici su Gesù

Saggio (2011)

Prima edizione: 2011
Pagine: 67
Formati edizione attuale: carta 148x200 mm, brossura, copertina morbida; ebook
ISBN: carta 978-1521375426, ebook+vook 9788865018064

Analisi storico-critica sulle polemiche fra primi Cristianesimi e Giudaismo rabbinico che diedero vita al rompicapo "Yeshu Ha-Notzri”.
Contiene la versione integrale delle “Toledòth Yeshu”.

Per una ricerca completa sul Gesù storico, consultare questo studio del 2011.

Un'opera che, non potendo essere distribuita nelle librerie italiane, grazie al web riesce comunque a trovare posto nella libreria più importante. La tua.

Trailer

(...) Una teoria in voga da decenni, diffusissima su internet e dibattuta in decine di convegni, è causa di copiosa letteratura e di un vespaio di polemiche che non accennano a placarsi. In essa si sostiene che “Gesù di Nazareth” sia una figura senza basi storiche, il cui “mito” fu costruito a partire dall’attesa giudaica — e più precisamente essena — di due Messia, uno “politico-militare” (della cosiddetta “stirpe davidica”) e uno “sacerdotale-spirituale” (della “stirpe levitica” o “di Aronne”): originariamente distinte nella fotografia della Storia, queste due figure sarebbero state fuse per costruire la fiaba sacra di Gesù Cristo che si legge nel Nuovo Testamento.

(...) La nostra più antica collezione di materiale rabbinico, la Mishnà/Mishnah, risale alla fine del II o all’inizio del III Sec. d.C.; tutte le altre collezioni sono ancora più recenti. Non fu un apologista cristiano prevenuto ma il grande studioso ebreo Joseph Klausner a scrivere per primo nel Novecento che i pochissimi riferimenti a Gesù nel Talmud sono di poco valore storico, «poiché condividono più la natura di biasimo e di polemica contro il fondatore di un gruppo odiato che non quella di racconti oggettivi di valore storico». Inoltre, come nota Klausner, il Talmud nell’insieme parla solo raramente di avvenimenti storici del periodo del Secondo Tempio e normalmente solo quando sono connessi con qualche discussione legale o qualche applicazione omiletica. Il Talmud non ricorda neppure un maestro talmudico che visse al tempo di Gesù o nel primo mezzo secolo dell’era cristiana, che menzioni Gesù per nome. Quanto ai rabbini del II Sec. d.C., reagivano al Cristo proclamato dal Cristianesimo, non al Gesù storico.

(...) Alla vigilia della Pasqua [ebraica], Yeshu fu appeso. Per quaranta giorni prima dell’esecuzione, un araldo gridava “Egli sta per essere lapidato perché ha praticato la stregoneria e ha condotto Israele verso l’apostasia. Chiunque sappia qualcosa a sua discolpa venga e difenda il suo operato”. Poiché nessuna testimonianza fu mai portata in suo favore, egli fu appeso alla vigilia della Pasqua. - Replicò Ulla: “Pensi che egli sia stato uno per il quale ci si sarebbe potuta attendere una discolpa? Non era egli un sobillatore, riguardo cui la Scrittura dice: non perdonarlo, non coprire la sua colpa? Con Yeshu comunque fu diverso, perchè stava vicino al regno”.

(...) Le Toledòth (da tradurre semplicemente come “storie” o “dicerie”) sono un genere tradizionale ebraico di narrazioni relative spesso ad argomenti scritturali. In particolare, le “Toledòth Yeshu” sono racconti polemici che rivisitano la storia di Gesù e della nascita del Cristianesimo in chiave di derisione e condanna; i nuclei iniziali di questi racconti, che come detto furono originariamente trasmessi in forma orale, sono antichissimi e connessi probabilmente alle prime polemiche tra Ebrei e Cristiani, testimoniate già in Atti degli Apostoli (cap. 13) e dalla “difesa” cui è costretto il Vangelo di Matteo (cfr. più avanti), e riprese da Giustino, Celso, Origene, Tertulliano (e quasi sicuramente con la stessa radice di quelle attestate dal Talmud, nei passi che andremo a esaminare).

(...) Tra i discepoli di Gesù secondo i Vangeli, solo Matteo (con Mattai ) e Taddeo (con Todah ) sembrano avere una qualche assonanza con i nomi proposti dal brano del Sanhedrin (nei neotestamentari Atti degli Apostoli c’è anche il misterioso “Teuda”, il quale però non è un discepolo). Curiosamente, comunque, gli unici Apostoli presenti su tutti e quattro i Vangeli canonici (Simon Pietro, suo fratello Andrea, Filippo, Giuda “Didimo” Tommaso e Giuda Iscariota) sono lo stesso esiguo numero, 5.

(...) Se questa Miriam, come sostiene la Ghemarà, era anche chiamata “Stada” ed ebbe una relazione con “Pandira”, il figlio di quella relazione poteva essere chiamato sia Ben Stada che Ben Pandira (“ben” = “figlio di”); nel caso il nome proprio fosse Gesù, sarebbe stato Gesù ben Stada o Gesù ben Pandira. Fra poco vedremo che i testi rabbinici contengono tre precisi riferimenti al nome completo “Yeshua ben Pandera/Panthera”.

(...) In breve, il passo significherebbe che Eli‘ezer ha incontrato “Giacomo di Cafarnao” (il fratello di Gesù oppure uno degli altri Apostoli?) e tramite costui è stato contagiato dalle teorie di Ješu ha-nôserî (ossia Yeshua ha-Notzri = Gesù Cristo/Cristiano). Affascinante!, se non fosse per quel dettaglio di non poco conto che ci dice che all’epoca di Eli‘ezer (70–100 d.C.) Giacomo “il Giusto” e/o Giacomo “il minore” — sempre ammesso che siano esistiti più Giacomi, il che potrebbe non essere vero — erano già sottoterra da almeno una generazione.

(...) La “fuga in Egitto” per sfuggire all’ira di un re ha un’ovvia eco evangelica, quella matteana di cui abbiamo già detto. La dizione ha-Notzri (Nazoreo, Nazareno?) si trova in un solo manoscritto: può esservi stata aggiunta dal redattore o può al contrario essere stata espunta dagli altri per le persecuzioni e le censure (del resto Maimonide nel XII Sec. usa lo stesso appellativo). È possibile che il passo si riferisca a uno Yeshu discepolo del rabbi storico Yehoshua ben Perahya e contemporaneo di Shimeon ben Shetach, che, fratello della regina Alessandra Salomé, fu il protagonista del ritorno in auge dei Farisei dopo la loro cacciata al tempo di Giovanni Ircano e Alessandro Ianneo. La mancanza di un patronimico identificativo (quale ben Stada o ben Pandira ) non fa che aggravare il problema.

(...) Dalla stessa terra dei faraoni proveniva il “falso profeta egiziano” senza nome citato in Flavio (Bell. 2.13.5§261-263, Ant. 20.8.6§169-171) e perfino su Atti degli Apostoli (ove Paolo viene scambiato per questo personaggio), il quale dal Monte degli Ulivi tenta di organizzare una rivolta per “far cadere le mura di Gerusalemme”, rivolta stroncata dal procuratore Felice. L’epoca (52–60 d.C., durata della carica di Felice) non coincide né con il fantomatico “Giovanni il Nazireo di Gamala” né con il Gesù dei Vangeli (morti, almeno il secondo di sicuro, negli Anni Trenta): il Talmud, con il versetto «Ben Stada non portò forse la stregoneria dall’Egitto in una ferita che era nella sua pelle?», potrebbe quindi riferirsi allo stesso personaggio citato da Celso, come vedremo, con le parole «Spinto dalla povertà andasti a lavorare a mercede in Egitto, dove venisti a conoscenza di certe facoltà per le quali gli egiziani vanno famosi».

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