All’imbrunire

All’imbrunire

Romanzo (2021)

Prima edizione: 12.02.2021
Pagine: 350
Formato: carta 133x203mm, brossura, copertina morbida; ebook
ISBN: carta 978-88-6501-013-6, ebook 9788865018194

Romanzo dalla doppia anima a cavallo di due emisferi: un poliziesco ambientato in Australia (Sydney) con un’appendice di stampo drammatico ambientata in Russia (San Pietroburgo). Tecnicamente una crime story, ma capace di toccare più generi letterari e corde emotive

“La nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo”.
Quando il sole è già tramontato, la civetta — uccello sacro a Minerva, dea della sapienza — inizia il suo volo: al crepuscolo, dunque. “All’imbrunire”. Una dinamica nella quale Hegel, massimo esponente dell’idealismo tedesco, due secoli or sono riconobbe la natura e il destino della filosofia: ossia che essa sorge quando una civiltà ha ormai compiuto il processo di formazione e si avvia al declino. La filosofia non ha il compito di trasformare la società, di determinarla o di guidarla, ma di spiegarla: essa agisce solo alla luce del senno di poi. Dunque la comprensione di un’epoca si può avere soltanto dopo la sua conclusione: così, gli elementi che compongono la Storia emergono solo quando sono definitivamente passati. Però lo stesso concetto si può ampliare. E applicare per esempio alla vita di un uomo: la comprensione di un’esistenza può cominciare soltanto quando la luce primaria e più forte è già oltre l’orizzonte. “All’imbrunire, la nottola di Minerva inizia il suo volo”.

Mi son sempre chiesto: ma in letteratura un investigatore deve per forza rimanere tale senza mai deviare dal suo cammino, inseguire il crimine e l’ingiustizia fumando, bevendo e soffrendo d’insonnia fino al giorno in cui stramazza a testa in giù nella minestra, oppure può raggiungere prima un momento in cui la saturazione ha il sopravvento, e la sua esistenza prendere un’altra strada?
Dalla sfrontatezza nel voler assecondare ed esplorare la seconda ipotesi ha preso il via “All’imbrunire”, romanzo dalla doppia personalità con la trama a cavallo di due emisferi — un poliziesco ambientato in Australia (Sydney) con un’appendice di stampo drammatico/saggistico ambientata in Russia (San Pietroburgo) —, che riesce a rinfrescare tematiche ben conosciute, ad aprire nuove piste in terreni abbondantemente tracciati.

Il lettore qui non si trova davanti al consueto detective alla Marlowe che assiste obtorto collo al lento inesorabile crollo dei sistemi valoriali di riferimento: il protagonista principale, quasi sessantenne (investigatore privato ed ex poliziotto), è già abbondantemente oltre quella soglia. Ha tirato i remi in barca da un pezzo, si è richiuso in una sorta di limbo, “si lascia campare”. Inoltre con il progredire della trama diviene centrale la figura della co-protagonista, una ispettrice dalla moralità sui generis.

Dell’eroe di Chandler, il personaggio primario ha un certo disincanto, il sarcasmo e l’ostinazione ma è prima di tutto un buono, uno che ai casi giudiziari preferisce i casi umani, uno che sa che il mistero più grande della vita è la vita stessa. Appartiene a quella genìa di uomini ruvidi e sconfitti, battuti dal vivere, pieni di lividi nell’anima come degli ex pugili dell’esistenza e tuttavia ancora capaci di fascinazione, eterni dilettanti ma con una storia di avventure da raccontare… se solo ne avessero voglia. E lui non ne ha. Lo caratterizza una ingarbugliata questione privata, una somma di traumi del passato che lui schiaccia sotto il tappeto dell’apatia, e potrebbe continuare a restarsene fuori dal mondo indefinitamente: senonché proprio il limbo che ha scelto si rivela una polveriera, e una inattesa serie di eventi criminosi che si susseguono al fulmicotone — quattro omicidi più un ventennale cold case, un ricatto, una rapina (“Quel che non succede in cent’anni può accadere in una settimana”, per parafrasare il detto) — lo costringe a rimettersi in gioco per un’ultima volta, malvolentieri, facendogli comprendere quanto sia ormai fuori posto nei panni del mestiere.
È la goccia che fa traboccare il vaso: nella seconda parte del libro, in cui l’opera cambia totalmente registro passando dal giallo… all’arcobaleno (con un cambio d’emisfero, all’interno di ciò che resta dell’Unione Sovietica, nei giorni dell’ascesa al potere di Putin), il suo primo vero tentativo di ricominciare a vivere va a vuoto, consentendogli tuttavia di mettere a fuoco quali siano le sue vere priorità.

Non è un’opera facilmente inquadrabile. Intanto per le ambientazioni, Australia e Russia, agli antipodi fra di loro ma anche rispetto al nostro familiare, rassicurante Occidente atlantico (ma le ingiustizie sono indifferenti alla latitudine: cambiano solo la temperatura e il fuso orario).
Poi per il plot: l’introspezione bilancia i colpi di scena e gli intrecci che ritualmente sfidano il lettore alla soluzione del caso. E non si chatta col cellulare né s’intercettano chiamate, non si cercano tracce di DNA né vi sono scienziati sulle scene dei crimini. A risaltare è anche la volontà dell’autore di andare al di là della classica architettura narrativa congegnata come un cronometro tipica del thriller, dipanando molti fili per poi congiungerli al momento topico: il delitto, l’inganno e il ricatto sono innanzitutto eventi dell’anima (il protagonista stesso nasconde a tutti qualcosa di scabroso, e il leit motiv assoluto rimane l’inquietudine).

Inoltre i generi — poliziesco, giallo, dramma, farsa — sono al più un profumo, come un’essenza in una torta. I loro confini non reggono, come d’altronde accade nella moderna industria dell’entertainment, dove sono saltati i confini tra prodotti audiovisivi, libri, fumetti, videogiochi, perché quello che conta è la statura della storia in sé. I canoni di genere, dunque, si dissolvono, per ricombinarsi in un gioco a incastro che, come un cubo di Rubik, mostra sfaccettature diverse: è un giallo per intellettuali? Un romanzo storico postmoderno? Una sceneggiatura per una serie drammatica? Una parabola sociologica? Uno spaccato generazionale? Un saggio filosofico? Un viaggio all’indietro nella genetica culturale di due diversi continenti? Impossibile — e superfluo, in fin dei conti — rispondere: l’indagine poliziesca viene bypassata e quasi diventa veicolo per una doppia indagine sociale e relazionale.
Così come è impensabile svincolare il passato, anche in un mondo ottimisticamente proiettato in avanti: la vicenda si svolge nell’anno 2000, albori di secolo e di millennio nella Sydney da cartolina che si appresta alle Olimpiadi e nella grigia San Pietroburgo post-Eltsin, quel 2000 figlio di primo letto della fiducia progressista di fine Novecento non ancora mandata a monte dall’11 Settembre e dalla Grande Crisi dei Subprime. Si respira l’aria della “fine della Storia” di Francis Fukuyama, l’accademico che aveva teorizzato la fine delle guerre e il definitivo trionfo della democrazia liberale, ma con radici che affondano profondamente nel passato, un passato che riemerge attraverso flashback a fine Anni ’70 e a metà Anni ’90, epoche cui risalgono sia i traumi del protagonista che gli enigmi che fanno da innesco alla trama. Ieri, avant’ieri e oggi: tutto si tiene, irrisolto e senza redenzione, mentre il domani è nitido solo per gli altri — beati loro.
Chi legge può seguire il divenire del giallo prima e del dramma poi, ma anche assaporare qua e là riflessioni e riferimenti alla condizione umana, nonché a temi politici e sociali che già all’epoca contenevano in nuce alcune delle tensioni geopolitiche attuali — tutti elementi di cui il romanzo impone senza alcun moralismo la memoria e un necessario, lucido recupero ripulito dalle ragnatele ideologiche.

È anche un libro molto “parlato”, quasi teatrale, con quel tipo di dinamismo verbale che, senza scomodare il solito Quentin Tarantino, caratterizza per esempio i dialoghi alla Aaron Sorkin, incalzanti e sferzanti come una commedia sofisticata degli anni Cinquanta, fatti di battute a raffica, talvolta affilate come lame, a ogni battuta corrisponde una controbattuta e a ogni controbattuta corrisponde un’altra controbattuta, talvolta articolate e dense di retorica. Quando un tale stile di prosa di dispiega nelle pagine — e accade con discreta frequenza —, diviene assimilabile a una partita di ping pong, o a una di scacchi senza però il ticchettio d’un orologio che ne scandisca ansiosamente le mosse.

Tutto questo e molto altro è “All’imbrunire”. Prosa ricca, dialoghi serrati, buona tensione narrativa, ambientazione generosa di particolari. Un romanzo visivo, vivido e convincente, brillante e stratificato, di piacevole lettura perché la scrittura scorre via fluida, con ritmo. E che in virtù della sua doppia anima, vestendosi d’un manto saggistico nella seconda parte, aiuta a farsi delle buone domande sul mondo in cui abbiamo vissuto fino a meno di una generazione fa.

Un'opera che, non potendo essere distribuita nelle librerie italiane, grazie al web riesce comunque a trovare posto nella libreria più importante. La tua.

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